-Centro Italiano di Architettura ......

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Il Master in Architettura del Paesaggio e i Corsi di Formazione Continua organizzati a Milano da ACMA e UPC, svolti a partire dal 1983 a Barcellona dall'Universitat Politécnica de Catalunya, sono tra i più riconosciuti e autorevoli programmi formativi europei del settore. Il titolo è riconosciuto dalla EFLA. La finalità del master di secondo livello (1500 ore di cui 750 frontali) consiste nel raggiungere la formazione standard europea per architetti del paesaggio secondo i parametri indicati dall'associazione al fine di omologare e certificare le attività professionali del settore nell'ambito UE. La frequenza dei singoli moduli (workshop di progettazione, seminari teorici, viaggi, incontri, itinerari, ecc.) comporta il rilascio di diplomi post-laurea della UPC di Barcellona, spendibili anche all’interno del percorso del master.

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Milano. Il Parco Agricolo Sud
Laboratorio Il progetto dello spazio pubblico MODULO 05
Milano, aprile - luglio 2010

La storia della Pianura Padana coincide con la storia della sua trasformazione, da una indistinta foresta planiziale in una delle macchine agricole produttive più efficienti (e contese) d’Europa. Eppure questa apparente uniformità di paesaggi, dalla periferia di Milano al Delta del Po, nasconde articolazioni e segni legati all’eterogeneità con cui le diverse comunità locali hanno proceduto nell’appropriazione del proprio territorio, dalle bonifiche alla gestione delle risorse idriche, alla distribuzione agraria ecc. Ora che il quadro economico globale assegna un ruolo diverso e marginale all’agricoltura, tale ricchezza culturale viene messa in discussione dalle esigenze di infrastrutturazione del territorio e dalle dinamiche del mercato immobiliare particolarmente attivo nelle vicinanze dei grandi insediamenti urbani.
Nato nel 1990 e comprendente 61 comuni dell’hinterland milanese, il Parco Agricolo Sud realizza attività legate alla conoscenza, la valorizzazione e la promozione di uno dei paesaggi rurali più intensi di storia del nostro paese.
Il laboratorio intende sviluppare una serie di proposte e di progetti mirati a sensibilizzare la cittadinanza su tale patrimonio e restituire centralità al paesaggio rurale nell’area metropolitana milanese.

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LATITUDE NORD. Gilles Vexlard - Laurence Vacherot.
Paesaggio e infrastrutture. La nuova generazione

Workshop di progettazione
Milano, 21-25 aprile 2010

Dighe trasformano intere vallate in sterminati laghi artificiali, viadotti attraversano luci impensabili ad altezze vertiginose, tracciati di gasdotti ridisegnano nuove geografie, campi eolici offshore nuovi pezzi di costa: la performance delle tecnologie non riesce più a stupirci, ma la loro presenza risulta sempre più estranea ed invasiva rispetto al nostro modo di percepire il paesaggio. Cosa impedisce di considerare i grandi lavori, un ponte, un traliccio, uno svincolo autostradale, monumenti al pari delle grandi opere del passato come gli acquedotti romani? Sono sufficienti gli strumenti normativi per evitare che tali oggetti ingombranti siano solo il risultato di esigenze tecniche necessarie ad uniformare il territorio ad un processo di uno sviluppo indefinito e ormai fuori controllo? Numerose esperienze in Europa hanno ormai dimostrato, attraverso studi ambientali e tecnologici, come sia superabile il conflitto tra infrastruttura e paesaggio elevando entrambi ad un livello di consapevolezza progettuale in grado di integrarne, arricchendo invece di ridurre, le qualità.

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Patricia Pérez - Michael van Gessel. Paesaggio delle cave: progetto e trasformazione
Workshop di progettazione
Milano, 12-16 maggio 2010

L’attività estrattiva rappresenta una problematica diffusa ed articolata che nel paesaggio italiano viene percepita per lo più con un valore di segno negativo, un male necessario. D’altro canto si possono citare nella storia esempi di paesaggi eccezionali, monumenti immersi nella natura prodotti proprio dall’estrazione di materiali per l’edilizia con cui si sono costruite le nostre città, come ad esempio le cave di marmo di Carrara o quelle di tufo di Favignana. A fronte di una casistica piuttosto estesa di progetti “a posteriori”, per lo più legati al semplice ripristino ambientale e all’inserimento di nuove attività collettive, si vogliono sondare attraverso lo strumento del progetto le possibilità di trasformazione del paesaggio delle cave nel lungo periodo: dall’insediamento di un’attività estrattiva “ex novo”, alla messa a regime, fino alla sua dismissione. Un progetto che verifichi non solo la fattibilità sul piano economico ma che immagini le possibilità di integrazione ambientale nelle varie fasi del processo lasciando a conclusione delle attività produttive non un residuo, una scoria, ma una vera e propria architettura nel paesaggio, arricchendolo.

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Parigi. Architetture, parchi e progetti urbani
Viaggio culturale
Parigi, 23-27 giugno 2010

Buona parte dell’immagine della Parigi che conosciamo oggi, legata alle grandi opere istituzionali affidate ai nomi più celebri dell’architettura contemporanea, dalla Biblioteca Nazionale allo Stadio di Francia ai nuovi quartieri residenziali lungo la Senna, proviene da una attenta politica concorsuale atta a valorizzare le qualità edilizie e a definire al dettaglio il disegno degli spazi aperti.
Le ZAC (Zone d'Aménagement Concerté) di Parigi infatti, esperienze a metà tra piano e progetto, sono sorte al fine di riaffermare il ruolo guida delle istituzioni, includendo la partecipazione di privati nella fase di ristrutturazione di ampie aree centrali della città, liberatesi a seguito dei processi di deindustrializzazione del ventennio precedente. Il paesaggio urbano ne è risultato di conseguenza arricchito: pur mantenendo una certa continuità con la nobile tradizione dei grandi giardini pubblici presente in città, gli spazi aperti rappresentano spesso il risultato di sperimentazioni progettuali, a partire dal Parco della Villette per proseguire con i giardini di Gilles Clément, Michael Corajoud, e di intere generazioni di paesaggisti della vicina scuola di Versailles

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João Gomes da Silva - Ana Kučan. Orti spontanei e realtà agricole urbane
Workshop di progettazione
Milano, 30 giugno-4 luglio 2010

Crescono ovunque sotto i nostri occhi approfittando di spazi interstiziali tra le infrastrutture, privilegiano i terreni in attesa ai bordi di nuove urbanizzazioni, sfruttano improbabili linee d’acqua e seguono le tracce di sentieri clandestini, connotano dalle autostrade il paesaggio delle periferie delle grandi città: sono conosciuti come “orti spontanei”, “orti abusivi” e rappresentano un fenomeno in larga espansione nei periodi di crisi, come risposta alla sussistenza economica delle famiglie. Ad essi alcune amministrazioni assegnano oggi un valore di aggregazione sociale, di controllo del territorio e quello non secondario legato al benessere fisico della popolazione anziana.
Come sostenere questa forma di appropriazione del territorio organizzando, strutturando e gestendo il progetto di nuovi orti urbani? Come relazionare tale fenomeno con i processi di valorizzazione dell’agricoltura periurbana? Quali sono i modelli produttivi e distributivi, complementari o alternativi alla grande distribuzione alimentare, in grado di integrare l’esigenza di una alimentazione consapevole, controllata e auto-prodotta, maggiormente aderenti ai principi della sostenibilità ambientale? Come tutto questo può tradursi in un contributo alla strutturazione del paesaggio rurale delle nostre città?.

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